Pochi giorni fa si è tenuto il primo Consiglio europeo informale dedicato alla Difesa Europea. Nonostante le enormi aspettative riposte nella riunione, i risultati sono stati straordinariamente limitati: i capi di stato e di governo degli Stati membri sebbene a parole invochino la necessità di una difesa europea reale ed efficace, durante il Consiglio non hanno discusso di altro se non di come avviare cooperazioni più strette nell’ambito della produzione industriale bellica e di come scorporare le spese militari nazionali dai vincoli del nuovo Patto di stabilità e crescita.
Tutto, fuorché quello di cui realmente l’UE ha bisogno. Già oggi i 27 Paesi dell’Unione spendono mediamente circa il 2% del PIL – pari al doppio dell’intero bilancio comunitario che corrisponde all’1% del PIL dei 27 – una cifra che, rapportata al cambio odierno, corrisponde al 35% della spesa militare USA e al 200% di quella russa, con una capacità operativa praticamente inesistente.
Il nodo di fondo non è la cifra che viene spesa, ma come viene spesa. L’Europa non ha bisogno di 27 politiche della Difesa differenti, di 27 sistemi industriali in competizione tra loro, di 27 strategie militari autonome, o di 27 eserciti diversi ma di una Difesa Europea comune. Tutto il resto verrà da sé.

